Wolverine: Vecchio Logan, la recensione
Abbiamo recensito per voi il volume Wolverine: Vecchio Logan, di Mark Millar e Steve McNiven, edito da Panini Comics
Questa doverosa premessa - che meriterebbe un'analisi a parte - è fondamentale per introdurre Wolverine: Vecchio Logan (Wolverine: Old Man Logan), saga pubblicata a cavallo tra il 2008 e il 2009 sul mensile Wolverine dal numero #66 al numero #72, con la conclusione andata in scena sullo speciale Wolverine: Old Man Logan Giant Size #1, e firmata da Mark Millar (testi) e Steve McNiven (disegni), lo stesso team creativo che poco tempo prima aveva realizzato la conclamata miniserie Civil War.
Le premesse dietro a Vecchio Logan sono abbastanza semplici: in un futuro non definito, né lontano, né vicino, i supercriminali Marvel hanno finalmente deciso di coalizzarsi, guidati da un misterioso leader, per attaccare unitamente e contemporaneamente tutti i supereroi, annientandoli e prendendo poi indisturbati il controllo della Terra. Del resto, tale scelta non sembra chissà quanto assurda e geniale, dato che per ciascun eroe esistono almeno una decina di villain. In una realtà nella quale quasi tutti i Campioni dell'Umanità sono periti, con gli Stati Uniti d'America spartiti in diversi territori, ognuno con a capo un "boss" criminale", Wolverine è sopravvissuto (soprattutto grazie al suo fattore rigenerante, che lo rende di fatto immortale), ma, sconvolto dalla morte dei suoi amici e alleati, si è ritirato dalla lotta al crimine, sposandosi e diventando padre di due pargoli, e soprattutto giurando di non sfoderare più gli artigli di adamantio e usare violenza contro nessuno. Logan, come adesso vuole essere chiamato (guai a chiamarlo con il suo nome in codice da X-Men), inoltre, vive con la sua famiglia a Sacramento, in quella che era la California, ma che oggi è parte di Hulkland, un vastissimo dominio che occupa tutta la West Coast degli USA, e che Bruce Banner sottrasse in passato ad Abominio.Solo che in questa storia il pavido Banner ha ceduto al suo lato bestiale, al mostro dentro di lui, diventando un vero e proprio signore del crimine, con tanto di gang di giovani e meno giovani Hulk al suo servizio (la sua progenie). Banner inoltre governa come un despota dal pugno di ferro la sua terra, obbligando i residenti a pagare ingenti tributi, pena la violenta uccisione. Anche Logan accetta quindi di essere vittima di tale sistema malato, pur di poter vivere tranquillo con i suoi cari. Quando però i suoi guadagni non basteranno a far fronte alle richieste degli Hulk, il fu Wolverine dovrà accettare la richiesta di Clint Barton (ex Occhio di Falco, oggi cieco), il quale deve consegnare un pacco misterioso a New Babylon, sulla East Coast. Pur controvoglia, Logan dovrà avventurarsi in un folle road trip coast to coast (a bordo della Ragnomobile!): quello che i protagonisti e il lettore troveranno lungo questo viaggio andrà oltre ogni possibile immaginazione, sino all'emozionante e commovente finale.
Come già fatto in Civil War, anche qui Millar si diletta nel porre i protagonisti della tua storia in uno scenario distopico quanto drammatico, costretti a mettere in discussione se stessi, e dando massimo spazio alla parte umana del superumano, più di quella meramente superoistica. Tra colpi di scena continui e in crescendo, Vecchio Logan è una della saghe più rivoluzionarie con protagonista Wolverine, e sicuramente una delle storie migliori prodotte dalla Casa delle Idee nel primo decennio del XXI secolo (tanto da avere un sequel ufficiale nell'ambito del recente evento Secret Wars, e da integrare il personaggio nella continuity ufficiale nell'era della Nuovissima Marvel, a scapito dell'originale Wolverine, ormai defunto). La narrazione di Millar funziona sostanzialmente secondo uno schema già collaudato, l'usato sicuro e sempre vincente dello sceneggiatore scozzese, che gli permette di dar vita ad archi narrativi sempre avvincenti, dal taglio molto pop e infarcito di citazioni geek ed easter egg, e dal ritmo dinamico e costante, con cliffhanger cadenzati , e finale a sorpresa (il tutto è sempre molto cinematografico).Se poi ai disegni si ha una superstar come McNiven, uno degli artisti più apprezzati dei comics americani, il cui realismo conosce ben pochi rivali, è facile realizzare come Vecchio Logan sia una storia riuscitissima. I due autori dimostrano di conoscersi bene e di trovarsi al meglio, e l'artista si esalta a disegnare la folle storia di Millar, la cui grafica e il cui storytelling funzionano con la precisione di un orologio svizzero.
In conclusione, la raccolta integrale di Wolverine: Vecchio Logan operata da Panini Comics si dimostra anche una scelta estremamente funzionale, che riesce a presentare questa storia nella sua interezza, senza la frammentazione imposta dall'uscita originale in albi mensili, che, francamente, la penalizzata, andando a spezzettare il filo narrativo emozionale sul quale quella che poteva essere l'ultima storia di Wolverine (ma che poi si è dimostrato essere solo un nuovo, vero inizio per il personaggio) si erge.