Venezia 71 - Birdman, la recensione [2]
Con Birdman Iñarritu firma il suo film più tecnico, più complesso e più riuscito. Una commediona piena di tristezza e disperazione che corre in un unico finto pianosequenza
Ah, oltre a sentire le voci il protagonista sposta oggetti con la mente, ma nessuno lo sa.
C'è un attore che vuole dare un senso alla sua vita, è distrutto dall'aver perso tutto e desidera tornare quello di quando faceva Birdman (ricco e famoso), per farlo si gioca tutto (soprattutto i soldi) in un unico spettacolo, ovvero la prima di quest'opera che ha adattato alla quale sarà presente il critico del Times, "l'unico spettatore che conti" nelle parole di Edward Norton, il grande interprete che prende al suo fianco, vendendo una casa per pagarlo, senza considerare che come fosse Klaus Kinski risolverà molte scene ma creerà problemi fuori dalla grazia di Dio.
E' facile notare come Micheal Keaton effettivamente abbia raggiunto il suo apice interpretando un supereroe dal nome simile a Birdman (anche le date menzionate nel film coincidono), che Edward Norton realmente sia noto per creare non pochi problemi sul set e che anche Emma Stone (che qui è la figlia di Keaton) è nel giro del cinema di supereroi. Come in The Congress e I vicini di casa alcuni attori interpretano una versione distopica di se stessi e il film stesso vuole guardare al cinema che più incassa oggi, confrontandolo con lo stereotipo del suo opposto (il teatro tratto da un racconto di Carver) per raccontare il senso di molto di quel che si fa e come per fare qualcosa per finta in maniera eccellente occorre farla per davvero.
Il protagonista eccede in realismo sul palco e molte delle battute del suo personaggio sembrano riferirsi alla propria vita, la sovrapposizione di piani tra Micheal Keaton, Riggan Thomson (il personaggio) e il ruolo interpretato nello spettacolo teatrale è molteplice, complessa e goduriosa anche se il ritmo furioso la rende leggera.
Birdman è un film da vedere più volte, un po' effimero se visto da lontano, nel complesso di una riflessione non sempre precisa e soprattutto chiusa da una serie di finali non eccezionali, ma anche estremamente riuscito nei suoi piccoli momenti. In più d'un dialogo e in più d'una scelta visiva ci sta un senso concreto e tangibile di difficoltà nel vivere, un grido d'aiuto disperato del protagonista che non è mai sfacciato ma sempre nascosto da un certo pudore dei sentimenti più intimi che è contagioso, senza contare che in ogni piega della storia sembra far capolino la realtà, come se Birdman raccontasse del making di Birdman (che poi sia così sul serio ad un certo punto non importa nemmeno più).