Un Bacio, la recensione
Non aderendo in pieno al punto di vista dei ragazzi, Un Bacio sembra guardarli dalla parte dei genitori finendo per rovinare la festa
In questo film in cui i ragazzi sono guardati con tenerezza e senza l’eccitazione del desiderio di assomigliargli che invece caratterizza i teen movie più riusciti (l’onesta ammirazione verso una proiezione più desiderabile di se stessi), la necessaria indignazione entra a gamba tesa rovinando ogni equilibrio. Né film di denuncia, né commedia teen, né opera autoriale, né film fieramente commerciale, Un Bacio non sa mai bene cosa essere e finisce per traboccare di contraddizioni. Desidera innamorarsi per la prima volta come i protagonisti ma anche condannarne certi eccessi come i genitori, vuole rappresentare con partecipazione le dinamiche di branco e la violenza della scuola ma non ne comprende mai le radici come farebbe un coetaneo, la condanna e basta come un adulto.
Completamente esterno ai fatti l’autore del film dichiara la sua non appartenenza a ciò che racconta e le moltissime (troppe) sequenze musicali di certo non aiutano. Nello sforzo di essere “più di un semplice teen movie” Un Bacio risulta essere molto meno di un teen movie, molto meno capace cioè di raccontare il presente, molto meno capace di sintonizzarsi sia con i coetanei dei protagonisti (impresa in sè molto complicata e difficile) sia con i più adulti che desiderano un racconto leggero. Anche solo da un punto di vista di cinema di genere, Un Bacio non realizza le aspettative, non riesce a cioè a muovere le sue figure archetipe nella maniera attesa o anche solo (da un certo punto in poi) auspicata.Come capita quando si fa una festa seguendo tutte le regole dettate dai genitori il divertimento alla fine ne esce smorzato e, una volta finito il film, sono più i rimpianti per quel che poteva essere che i bei ricordi.