The Nun, la recensione

Il secondo spin-off di L'Evocazione è un film di possessioni che cerca di rendere onore al suo personaggio chiave

Critico e giornalista cinematografico


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Con un’operazione degna dell’epoca d’oro dello sfruttamento intensivo del cinema dell’orrore L’Evocazione, oltre ad aver dato vita ad un sequel e uno spin-off (Annabelle, dotato a sua volta di un suo prequel Annabelle 2: Creation), ora dà origine ad un altro spin-off/prequel, quello sul personaggio della suora maligna nel quadro. È una testimonianza non solo della scaltrezza produttiva dietro la saga (ora espansa ad universo narrativo) ma anche di quella capacità di James Wan notata nei due film del “canone” di non suggerire l’orrore ma metterlo in scena, rappresentarlo creando immagini che funzionino da sé. Metterlo in scena così bene che anche gli oggetti della paura (una bambola, un quadro) hanno così successo da giustificare un film a sé dedicato.

Ovviamente The Nun non è eccessivamente legato a L’Evocazione quanto a stile: è una storia di cattolicesimo e demoni, un grandissimo classico del cinema americano, che solo nel finale aggancia tutto alla serie tramite un personaggio. Non è chiaramente questo il metro di valutazione però: The Nun ha il compito di allargare una mitologia che non esiste (quella di un oggetto posseduto tra molti visto nei film) rendendo giustizia a un’immagine che ha messo paura, è questo l’obiettivo sul quale si misura la sua riuscita. Per farlo crea una storia nel passato, una di conventi e investigazioni vaticane (la maniera in cui Hollywood sta costruendo una realtà parallela sulle strutture vaticane è esilarante) e, dopo un’introduzione iniziale, diventa una lunga attesa per il confronto con il boss finale.

Dominato da una lunga serie di antipasti che puntellano il viaggio del prete-detective protagonista e della suorina che lo accompagna nell’indagine su misteri, demoni e possessioni in un luogo maledetto, The Nun è pensato per culminare negli ultimi dei suoi 90 minuti, quelli in cui compare a pieno titolo e senza remore il villain che dà il nome al film. E va riconosciuto a Corin Hardy che nonostante una sceneggiatura pensata per non essere pensata, per non riservare sorprese ma essere esattamente ciò che si può prevedere (del resto l’autore è Gary Dauberman, lo stesso dei due Annabelle), lui ha una buona abilità a creare l’orrore. Specie quando arriva al dunque.

Indeciso se tenere nel reame dell’incorporea onnipotenza come sono i demoni degli esorcismi oppure dare una carnalità molto terrena al suo villain (dunque confrontabile come è per Freddy Krueger), Hardy ha il piede in due staffe, cerca sia di mettere paura con l’onnipotenza sia con le botte date e prese. Chiude tutto con una risoluzione d’azione che potrebbe far tenerezza per quanto pensi di essere sorprendente, ma è coerente e in fondo se non ci si aspetta troppo dal film e lo si accetta per quel che è, risulta pure efficace.

Affascinato dai mostri delle caverne, dalle creature animali, dalla mitologia fantasy che si contamina con quella religiosa (il sangue di Cristo dai poteri salvifici!), The Nun è tanto risibile nella sceneggiatura quanto ampiamente decente nell’impianto immaginifico e pauroso. Affidandosi, addirittura, pochissimo ai botti per gli spaventi!

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