The Nest (Il Nido), la recensione
Horror con ambizioni superiori e tantissime cose da dire, The Nest sembra però trionfare quando fa quel che sembra non volere: paura
C’è tanto in The Nest (Il Nido) e tutto accennato. C’è l’idea di una famiglia oppressiva, una famiglia all’italiana in cui vige un matriarcato tale che addirittura il padre non c’è più, c’è l’idea anche questa tipica della società italiana di una borghesia isolata che cerca di preservare a oltranza il proprio stile di vita perché l’unico accettabile (paradossalmente lo stesso tema di Lazzaro Felice), c’è ovviamente il piccolo romanzo di formazione e un coming of age tutto suo. Sono suggestioni che il film tocca mentre procede a grandi passi verso lo svelamento del mistero cruciale (cioè la risposta alla domanda dove siamo? cosa è successo?).
Per farlo passa per un po’ di thriller e poca paura vera, relegata a una sequenza onirica (ma molto molto ben fatta), scegliendo sempre di apparire come un horror. Visivamente il film di De Feo è infatti davvero centrato, è in linea con gli horror moderni internazionali e sa lavorare bene sull’immagine a livello di location (su tutte la maniera in cui è usata la grande casa), color correction e lenti. Tutto giusto anche se un po’ farraginoso. Le diverse suggestioni non si uniscono mai in un racconto fiume e il film vive più che altro di momenti invece che di una vera costruzione. Soprattutto, come già accennato, nonostante lo stile visivo, non vuole essere un horror per tutta la sua durata ma immergersi in quelle acque solo di tanto in tanto.Vedendo The Nest (Il Nido) un po’ si soffre per un montaggio spezzettato che lo priva di una scarica di corrente unica e soprattutto perché il livello di recitazione è altalenante. Inizialmente è un problema relativo, quando i personaggi vivono come anestetizzati, ma più la trama entra nel vivo e comincia a tendersi più diventa evidente il limite, specie per i protagonisti. Il casting è perfetto se si guarda ai volti e ai corpi (Samuel e Denise sono complementari e al tempo stesso classici e moderni) ma non per le capacità.
L’intento è palesemente più sofisticato dell’horror puro, un filo più elevato del gioco sugli istinti basilari e sulla paura, ma vista l’ambientazione, lo spunto, la capacità mostrata nelle poche scene di terrore spiace che The Nest (Il Nido) non abbia voluto imboccare quel percorso in cui, a quanto è dato vedere, sembra molto più a suo agio.