Peaky Blinders (terza stagione): la recensione
I Peaky Blinders tornano per la terza stagione: Cillian Murphy, Tom Hardy e Helen McCrory nella violenta e bellissima serie di Steven Knight
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La serie riprende dopo una pausa di due anni dagli eventi dell'ultimo season finale. Tommy, scampato per un soffio alla morte, cerca un nuovo equilibrio per sé e per la propria famiglia. Nel più classico, per il genere gangster, dei tentativi per ottenere salvezza, il matrimonio con Grace e la nascita di un figlio di nome Charlie possono rappresentare una speranza per costruire qualcosa di buono, sano, puro, in un mondo dove questi aggettivi appaiono come alieni. Lo ritroviamo a pretendere calma e obbedienza dai suoi fratelli e compagni al suo matrimonio, una parentesi che occuperà l'intero primo episodio.
Uno dei momenti di aggregazione e vicinanza per eccellenza diventa simbolico nel momento in cui l'intera stagione crea premesse e svolgimento per uno strappo profondo nel gruppo. Eliminata la nemesi per eccellenza dell'agente Campbell, la storia pone le basi per nuovi sviluppi, che avranno a che fare con dei russi in esilio, un terribile prete e il ritorno graditissimo – almeno per noi – di Tom Hardy nei panni dell'ebreo Alfie Solomons. Su tutto, sempre, la famiglia. Da Grace a Charlie, da Arthur a Michael, per non parlare di Polly, ogni decisione criminale viene rivestita di una seconda patina, che porta tutto ad un livello più personale e intimo. L'idea stessa che un gesto non sia mai compiuto dal singolo, ma dal collettivo dei Peaky Blinders, che si muovono come un corpo unico nel quale Tommy è la mente non del tutto lucida.A proposito di questo, i personaggi sono costretti a giocare tutta la stagione sulla difensiva. Questo porta alla luce nuovi e più fragili aspetti del loro carattere. Soprattutto per Tommy, che almeno in un paio di scene ci colpirà e ci porterà a soffrire sinceramente per la sua mortificazione. Ma è un discorso che vale anche per Arthur – il suo rapporto con il fratello è una costante – e Polly, che vive sulla sua pelle le conseguenze nel cercare di potersi aprire a nuove confidenze.
Tecnicamente Peaky Blinders rimane una serie splendida da vedere e da ammirare. L'esecuzione del cliffhanger del secondo episodio è di quelle che non si dimenticano, ma in generale questa è una serie che fa un grandissimo lavoro sulle ambientazioni, fino a farle diventare quasi emanazioni stesse dello stato d'animo dei personaggi. Grande lavoro del cast, con Cillian Murphy, Tom Hardy, Helen McCrory e quest'anno anche Paddy Considine che bucano lo schermo a ogni apparizione. La serie, nel frattempo rinnovata per una quarta e quinta stagione, promette grandissima qualità anche per il futuro.