Orfani 11, la recensione
Manca un mese alla conclusione della prima stagione, ma Orfani 11 è un degno antipasto prima del gran finale...
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
Tutti Giù per Terra prosegue la tendenza positiva degli ultimi numeri, dimostrando che si è superato un momento di stati e si procede a tutta velocità verso quello che presumiamo sarà un numero col botto, emulando i finali di stagione dei serial televisivi, la cui influenza nella struttura del fumetto è evidente. Lo stratagemma narrativo della doppia linea temporale stava iniziando a mostrare i primi segni di stanchezza, con la netta divisione dell'albo in due parti che poteva essere percepita come forzata e ripetitiva. Ma in questa cavalcata finale torna ad assumere un senso, visto che Roberto Recchioni riesce a giocare con la prima parte non limitandosi a presentare caratteristiche di un personaggio o preparare il terreno per eventi che avverranno nella seconda metà dell'albo; è interessante vedere ancora in vita chi sappiamo avere un destino infelice o poter interpretare alcuni eventi alla luce degli sviluppi successivi., così come stuzzica la curiosità vedere come il "passato" si stia avvicinando sempre di più a com'è cominciato il "futuro" nel primo numero.

L'undicesimo numero è tanto avvincente dal punto di vista della trama, quanto stupefacente per la resa grafica. Entrambi i disegnatori al lavoro sull'albo hanno la possibilità di cimentarsi con una scena onirica, nella quale si è osato fare sperimentazione visiva inusuali, di grande impatto durante la lettura. Werther Dell'Edera può mettere da parte per qualche pagina i freddi cunicoli dell'astronave, trasportando Juno nelle praterie spagnole, sfondo della battaglia di Don Chisciotte e Sancho Panza contro i mulini a vento; il sogno però presto si trasforma in un incubo quando il futuro Angelo dovrà confrontarsi col suo passato, mentre l'immagine si scompone sotto gli occhi del lettore, con pixel frammentati come durante un disturbo di trasmissione.
Non è da meno Gigi Cavenago che può sbizzarrirsi con lunghe scene di battaglia nello spazio, dove riesce anche a infilare una potente doppia splash page a colori, la prima che si sia mai vista in casa Bonelli; l'apice grafico però lo raggiunge nella sequenza onirica che decide di colorare personalmente, realizzando una decina di tavole in stile pittorico di grande forza emotiva, immediatamente classificabili come uno dei momenti più suggestivi dell'intera serie. Ma il finale non lascia tempo di respirare e i colpi di scena si accavallano senza soluzione di continuità, con pagine che ricordano la potenza narrativa del formato fumetto. Ancora col cuore in gola non resta che attendere il dodicesimo numero, che promette un duello senza esclusione di colpi, per la resa dei conti finali che traghetterà alla seconda stagione del fumetto, di cui ormai non possiamo più immaginare la natura.