One Piece World Seeker, Rufy fallisce la conquista dell'open world - Recensione
Rufy si dà all'esplorazione, ma i risultati non sono molto avventurosi: la recensione di One Piece World Seeker
Nonostante una trama capace di districarsi abilmente in diversi ambienti e scenari, il gioco offre una linea narrativa completamente inedita, con antagonisti e ambientazioni che non si sono mai affacciate nella testa di Oda. Nei panni di Rufy, che pertanto sta vivendo semplicemente un'avventura filler, un riempitivo nel quale nulla andrà ad avere ripercussioni sulla sua ricerca del tesoro, ci ritroveremo in una cittadina che da tempo è finita nelle mani della marina. Per fortuna del giovane pirata, scaraventato su questo atollo dopo essere sfuggito a una prigione nei cieli, ci sono anche degli abitanti che provano a resistere al predominio governativo: tra questi c'è Jeanne, una ragazza che guida la resistenza nel nome della defunta madre. Il connubio che si viene a creare con Cappello di paglia farà da motore all'intera vicenda, andando di capitolo in capitolo a svelare sempre più misteri legati alla famiglia della ragazza, ma contemporaneamente ritroveremo anche i vari compagni della ciurma che erano andati dispersi, iniziando da Chopper fino a tutti gli altri.
I capitoli andranno a districarsi attraverso le missioni principali, che per lo più si preoccuperanno di chiedervi di recuperare determinati membri della vostra ciurma andati completamente dispersi dopo la separazione dalla prigione nei cieli. Per quanto riguarda tutte le altre, comprese quelle secondarie che potrete accettare dai vari abitanti del luogo, non troverete nulla di particolarmente affascinante: le più importanti sono legate a delle vicende abbastanza banali e delle richieste di recupero di materiali presenti nelle zone circostanti. I dialoghi che accompagnano tutti gli incarichi, inoltre, sono davvero prolissi e spesso privi di mordente, spingendovi a velocizzare qualsiasi linea di testo pur di arrivare all'obiettivo finale, spesso slegato da quanto raccontatovi nei secondi precedenti. La varietà è davvero scadente e tale monotonia viene smorzata esclusivamente nel momento in cui vi ritroverete a dover compiere alcuni compiti in un determinato lasso di tempo o seguendo degli indizi che verranno forniti dall'ambiente stesso. Purtroppo, di rimando, sarà fondamentale cimentarsi anche nelle missioni secondarie: queste andranno ad aumentare il Karma, un meccanismo sicuramente affascinante nell'idea, ma debole nella resa. Parliamo di una sorta di connessione, di legame, che potremmo quasi provare a ricollegare a quelli di Persona e Shin Megami Tensei: raggiungere alcuni obiettivi vi porterà ad aumentare la percentuale di rapporto con i vari comprimari della vicenda, Jeanne, Isaac, Smoker, Tachigi, gli avversari della marina e altri ancora. Purtroppo, come detto, la ricompensa è davvero tendente all'inutile: materiali, costumi e cutscenes nei peggiori dei casi, punti abilità nel migliore dei casi.
[caption id="attachment_194066" align="alignnone" width="1200"] Il mondo di gioco è vasto, ma davvero troppo poco interessante[/caption]
Il vostro primario obiettivo, una volta arrivati a terra, sarà quello di rintracciare tutti i membri della vostra ciurma: una volta fatto potrete riunirvi come i vecchi amici di un tempo sulla Thousand Sunny, ma senza poterla usare per navigare liberamente. Se pensavate quindi di vivere un'esperienza come quella di Sora a bordo della PerlaNera in KingdomHearts III, con JackSparrow al fianco, vi sbagliate di grande: la nave resterà ormeggiata e servirà esclusivamente come hub per parlare con i vostri compagni di scorribande e inviarli in missione al posto vostro, per rintracciare materiali utili per soddisfare le missioni secondarie. Ben presto vi ritroverete ad annoiarvi in quella che è una ricerca davvero troppo monotona di materiali (segnati sulla mappa), che annichilisce completamente l'esplorazione dell'isola creata da Ganbarion. Un'isola che per colori e per resa è sicuramente affascinante e che rispetta lo stile di Oda, andando a creare un'ambientazione che potrebbe benissimo amalgamarsi nel manga giapponese: inoltre grazie alle abilità che andrete a sbloccare di volta in volta con i punti dedicati potrete rendere davvero molto rapido il viaggio da un luogo all'altro. Non arriverete a essere Spider-Man che fluttua tra i grattacieli di New York, ma con il Gom Gom Rocket sicuramente potrete lanciarvi per centinaia di metri in avanti. Una volta però terminato il piacere e il divertimento iniziale del lanciarsi qui e lì, vi ritroverete in un mondo pesantemente vuoto, privo di mordente e di qualsivoglia contenuto.
Chiudiamo con una chiosa sull'aspetto tecnico e grafico: abbiamo già detto che l'isola è ben realizzata, è gradevole alla vista, sopratutto grazie all'Unreal Engine 4, che permette l'esaltazione dei colori e di godere di un cel shading molto piacevole da gustare. Sebbene inizialmente la posizione della telecamera sia un po' disturbante, per la collocazione di Rufy molto sulla sinistra e mai centrato, si riesce a godere il nostro scorrazzare grazie all'aspetto estetico. L'open world, come detto, non aiuta, essendo un vasto deserto riempito di contenuti ambientali sgargianti, accompagnato da una colonna sonora che non offre grandissimi colpi di genio e che tra l'altro va personalizzata dal menù (una scelta davvero poco sensata).
One Piece World Seeker, in definitiva, compie un terribile passo indietro in quello che è il percorso evolutivo dei tie-in, che dopo tanti anni di tentativi andati a male stanno ancora provando a riprendersi: l'opera di Oda non riesce ad avere giustizia da una produzione davvero scialba, realizzata con pochissimo interesse e con scarsa propensione alla creazione di contenuti tali da rendere avvincente l'avventura nei panni di Rufy. Un vero peccato, perché le basi c'erano, soprattutto per lo scenario costruito, che però vanifica il divertimento con un battle system legnoso e sgradevole, oltre a un open world scheletrico e spogliato di qualsiasi elemento pregnante. One Piece poteva staccarsi dal genere musou e offrire qualcosa di diverso, ma nemmeno stavolta ce l'ha fatta: un vero peccato, visto il materiale dal quale si potrebbe attingere.