Night in Paradise, la recensione | Venezia 77
Nonostante la grandissima qualità messa in campo Night In Paradise non riesce a tirare le fila di un gangster movie a tratti appassionante
E qui per l’appunto una di queste figure di spicco causa un pandemonio.
Un ragazzo arrembante a cui viene fatta una proposta dalla concorrenza rifiuta. Il giorno dopo muoiono moglie e figlia in un incidente. Difficile sia una coincidenza. Con il beneplacito del clan parte per la vendetta e la porta a termine alla grande, scatenendo una guerra. Per stare sicuro viene spedito su un’isola vicino Vladivostok a svernare con un mercante d’armi e sua nipote malata ma bravissima con la pistola (e come il fucile che una volta inquadrato deve prima o poi sparare, anche lei quell’abilità mostrata all’inizio la dovrà mettere a frutto). Ma la guerra tra bande non può avvenire, la polizia non lo vuole, bisogna risolverla e l’unico modo (concordano tutti) è che muoia proprio lui. Così nella quiete dell’isola lo raggiungerà la malavita coi suoi bastoni e i suoi coltelli.Vendette a rincorrersi continui tradimenti ma come sempre a Park Hoon-jung sembrano interessare le facce. Non tanto quella del protagonista, molto ordinario, ma lo zio Lee Ki-young con un occhio più grande dell’altro, ineffabile trafficante d’armi privato fuori dal sistema, oppure quella del Capo Ma, boss con capelli all’indietro e pazzesca ragionevolezza interpretato benissimo da Cha Seung-won. Sono proprio questi primi piani stretti sulle facce da gangster, sui personaggi più carichi e sopra le righe che vincono la partita. Perché Night in Paradise non è certo il capolavoro di Park Hoon-jung (che rimane la sceneggiatura di I Saw The Devil) ma ha una qualità invidiabile.
Purtroppo nonostante i molti eventi come troppo spesso gli succede Park Hoon-jung non riesce a tirare le fila, fa tutto bene ma non quaglia. L’idea è di portare in Corea Sonatine, cioè il film di Kitano in cui un gangster mandato in un’isola si perde in scenari fantastici e inizia a condurre un’altra vita, paradossalmente senza pensieri, mentre la vecchia vita, e quindi la morte, continua ad inseguirlo. Park Hoon-jung non è tipo da far poesia come Kitano, non è interessato alle onde del mare, ma semmai gli piace l’idea di una persona che comincia a meditare di altre vite, diverse, entrando in contatto con altri esseri umani mentre è tormentato dalla vecchia vita. Eppure poi non trova mai la quadratura. Nemmeno un finale pessimista e molto onesto con la trama ci riesce e Night in Paradisemanca di molto l'obiettivo di essere memorabile.