Homeland 7x09 "Useful Idiot": la recensione
La recensione del decimo episodio stagionale di Homeland
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Al centro dell'episodio ci sono le conseguenze del tentativo di raggiro operato da Carrie e Saul ai danni di Dante. L'uomo viene convinto di essere stato avvelenato dai russi, e così spinto a collaborare, svelando i dettagli della grande operazione in atto. Ne viene fuori un'azione forte da parte del governo, che sorpassa forse alcuni limiti rispetto ad un certo utilizzo di Twitter. Ma ciò che avviene tra Dante e Carrie sembra più importante delle conseguenze specifiche per l'operazione dei servizi segreti. Dante, ci dice la scrittura, è l'ennesimo uomo utilizzato e sacrificato alla causa, che infine soccombe sotto il peso della necessità più grande. Rivediamo Brody (da lontano), Aayan, Quinn, tutti nel momento della loro morte a cui Carrie ha assistito ed è stata in parte responsabile.
C'è un crollo completo e totale della protagonista negli ultimi minuti della serie, in cui il lato professionale e quello personale, rappresentato da Franny, coincidono nella piccola tragedia di Dante. Tra le altre cose, appunto, abbiamo l'ennesima riproposizione – poco interessante – dei problemi famigliari di Carrie. Tira e molla, casa e scuola, la povera Franny vittima sacrificale di una madre pessima e inadatta al ruolo. Per fortuna la serie ci risparmia l'uccisione accidentale della bambina, che rischia di essere investita da Carrie in un momento di confusione totale, ma a quel punto la serie si sarebbe infilata in un vicolo cieco dal quale non sarebbe mai potuta uscire.La puntata è semplice quanto basta da essere seguita senza sforzo e con un certo interesse. Forse è troppo semplice, con le macchinazioni geopolitiche di mezzo mondo ridotte a Yevgeny che entra indisturbato in un ospedale, Dante che ha accesso al cellulare, una sorveglianza ridotta al lumicino, probabilmente formata da persone simili a quelle che hanno permesso la fuga di Simone Martin. Molto lineare e semplice questa conclusione di stagione, che non trova nel dramma personale dei personaggi – ridondante quando non respingente – una forza sufficiente.