Homeland 7x07 "Andante": la recensione
La recensione del settimo episodio stagionale di Homeland
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La povera Franny non è mai protagonista assoluta dei momenti della puntata, ed è sempre attraverso il filtro di Carrie, o a limite di sua sorella, che vengono raccontate le sue reazioni. Eppure il rapporto tra madre e figlia è lì, sempre sotto i riflettori, più attraverso le sue mancanze che altro. Al ritorno dopo la notte di indagini su Dante, Carrie ha l'ennesimo litigio con la sorella. Sbotta, prende la figlia come se fosse un pacco e se ne va non si capisce dove. Dopo qualche giro a vuoto, non trova di meglio che andare a casa di Dante. Su questo e su ciò che avviene in seguito, e su come Carrie interpreta il ruolo di madre, è meglio non pronunciarsi. I fatti si commentano da sé, e l'ultima scena di questo episodio è una delle più svilenti della storia di Homeland.
Quantomeno possiamo dire che lo show sta dando una certa descrizione del suo personaggio principale. Una descrizione che è assolutamente in linea con tutto ciò che Homeland ha raccontato negli anni. Ma in questa occasione, anche per il coinvolgimento di una bambina, è difficile passarci sopra. Tutto il resto della puntata è poca cosa rispetto a questo rapporto. Lo stesso Saul, che costringe Max a lavorare per lui, monitorando Carrie, è legato agli eventi appena detti. Allora dove la serie cerca un po' di sfogo è nella parentesi della presidenza Keane, stavolta impegnata a gestire lo scandalo Wellington.Il povero Wellington realizza di essere stato completamente manipolato da Simone Martin (nel momento cruciale della puntata temiamo addirittura un suicidio), ma qui si tratta ancora di lavorare sulla fragilità della presidenza. In uno dei primi momenti della puntata la presidente si rivolge al suo vice dicendogli chiaramente che non avrà la sua poltrona, ma la storia di Wellington, e una lettera troppo personale, sembrano averla ulteriormente destabilizzata. Dove porterà questo sentiero è da vedere.