Dragonero 51: L'inferno senza luce, la recensione
Abbiamo recensito per voi Dragonero 51: L'inferno senza luce, uno dei racconti più crudi della serie
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.

Il numero di agosto, a partire dal titolo e dall'eclatante copertina di Giuseppe Matteoni, ci sprofonda in un penitenziario imperiale dove i condannati vengono abbandonati in luoghi estremi e inaccessibili, tali da risparmiare la presenza di guardie carcerarie. I detenuti ricreano all'interno di queste strutture restrittive delle micro-società e sub-culture fondate sulla sopraffazione, sulla legge del più forte. La rocca di Vetusmea è una di queste prigioni esemplari, scavata all'interno di una montagna dispersa in mezzo all'oceano e divenuta tristemente nota per essere la sede delle famigerate Lame Nere, la gilda di sicari in grado di minacciare la vita stessa dei sovrani dell'Erondar.
A illustrare l'episodio, dopo aver introdotto la micidiale organizzazione di criminali in Dragonero 36: Le Lame Nere (del maggio 2016), non poteva che essere Salvatore Porcaro, artista siciliano dal tratto ruvido e intenso, capace di catturare alla perfezione la fisicità e la violenza di cui è impregnata questa storia.Il protagonista viene inviato sul posto in incognito come un comune condannato, subito fagocitato in una bolgia dantesca che non ha pietà di niente e di nessuno, anziani e bambini compresi. La missione di Ian è indagare sulla famigerata società segreta di assassini e sul loro vertice, ma dovrà sottostare a regole e a condizioni disumane per compiere questa impresa; da quelle parti, infatti, la sopravvivenza è un bene da conquistare ogni giorno, affrontando le avversità più diverse ed estreme, come ad esempio evitare di morire di sete o evitare di essere sbranati da una tigre di mare.
L'inferno senza luce è finora uno dei racconti più crudi e spietati dell'intera serie, in cui la durezza della sceneggiatura viene amplificata dal tratto di Porcaro; d'altra parte il realismo è uno stilema caratteristico della testata, tanto che le è valso un Premio Micheluzzi all'ultima edizione di Napoli Comicon.
In occasione di vicende come queste, Dragonero sprigiona potenzialità inesplorate e affascinanti: la corporeità e l'energia trasmesse alle tavole dal disegnatore di origini palermitane, vengono restituite al lettore in tutta il loro vigore, coinvolgendolo e trascinandolo nello spettacolo selvaggio che gli si para davanti agli occhi.