Boardwalk Empire 5x03 "What Jesus Said": la recensione
Recensione del terzo episodio dell'ultima stagione di Boardwalk Empire
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La faticosa riambientazione in una vicenda che ha compiuto un salto di sette anni in avanti si porta dietro lo stesso senso di distacco e freddezza che abbiamo sperimentato nella prima stagione dello show della HBO. Setting meravigliosi, interpretazioni ottime, ma un senso di pathos e tensione che faticano ad emergere. Emblematica la ministoria di Chalky, in fuga obbligata con Milton: i due finiscono in una casa dove prendono in ostaggio due donne.
E qui, tra un dialogo e l'altro, finisce per tornare la figura di Maybelle, la figlia di Chalky uccisa alla fine dell'ultima stagione. Un evento traumatico che però staccava quasi subito sulla chiusura dell'annata, e che quindi non ci permetteva di conoscere bene le reazioni dell'uomo. È nel suo dolore, nel suo eludere l'argomento, quasi negandosi la possibilità di ammettere la morte della figlia, che la storyline, per il resto troppo presente nell'episodio, trova i momenti migliori. I flashback di Nucky sono slegati, indipendenti, ma, almeno in questo episodio, continuano ad essere più interessanti del presente.Da un lato un ragazzino alle prime, dure esperienze (viene chiamato "boy" più e più volte), dall'altro un uomo fatto che negli ultimi due episodi, per un motivo o per un altro, si è ritrovato a ricordare, anche a se stesso, di avere una moglie e due figli. E, non per caso, Margaret ritorna nella sua vita, in una scena finale che promette una svolta sensibile nella vita di entrambi. Intanto il dialogo tra Nucky e Kennedy rappresenta una nuova incursione nella sfera tra la finzione e la realtà storica.
È Boardwalk Empire, e rimane uno spettacolo da vedere. Eppure, con cinque episodi rimasti, la sensazione è che gli autori abbiano preferito non rischiare troppo nell'ultimo anno, limitandosi a confezionare un lungo e finora poco esaltante epilogo.