Agents of S.H.I.E.L.D. 5x03 "A Life Spent": la recensione
La recensione del terzo episodio della stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., intitolato A Life Spent
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Coulson studia attentamente gli appunti di Virgil alla ricerca di qualcosa, un indizio che possa metterlo sulle giuste tracce per scoprire il mistero legato al loro arrivo in quel punto e in quel luogo. E lo trova in delle coordinate particolari, che rispondono alla cifra 616, che nell'universo Marvel vuole dire più di qualcosa (c'era un easter egg in Thor: The Dark World). Ma in ogni caso qui si tratta di spingersi pericolosamente dove non dovrebbe esserci più nulla da scoprire, o almeno di ciò è convinta Tess, che comunque decide di aiutare Coulson, May e Mack. La faccenda per il momento si scontra con la necessità di tornare alla base, ma si scopre che il punto di origine di alcune comunicazioni dovrebbe trovarsi sulla superficie della Terra.
Elizabeth Henstridge riesce a tenere salda la propria storyline senza l'aiuto di altri, e non è la prima volta. Complice la presenza inquietante dei Kree e quindi di Kasius, che stavolta le chiedono di istruire in breve tempo una ragazzina con dei forti poteri ancora fuori controllo. Tutto è molto, troppo veloce probabilmente, e strumentale ad una più definita costruzione del mondo alieno e dei rapporti con altre razze. Forse sarebbe stato meglio spalmare la costruzione del rapporto tra Simmons e l'Inumana Abby su almeno due episodi, considerato che probabilmente sarà importante in futuro. Daisy quasi non pervenuta, si aggira pericolosamente per la base, si riscatta con una buona scena di combattimento e con la svolta finale del tradimento (doppio?) di Deke. Fitz invece ancora del tutto assente.Rimangono i gesti affettuosi e quei sentimenti ma compiutamente espressi tra Coulson e May, che ci ricordano il profondo rispetto che comunque tutti questi personaggi provano l'uno per l'altro. Yo-Yo, casomai ci fossero ancora dubbi, è un membro a tutti gli effetti della squadra, e questa settimana si rende protagonista di un bel momento alla Quicksilver (ormai si chiamano così), mentre Mack è diventato un generatore di one-line-joke.