Agents of S.H.I.E.L.D. 1x08 "The Well": la recensione
L'episodio crossover di Agents of S.H.I.E.L.D. con Thor: The Dark World delude per alcuni aspetti ma risulta soddisfacente per altri
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Peccato, perché The Well, pur non brillando all'interno della stagione, non è affatto un brutto episodio. La caccia al tesoro, un bastone asgardiano spezzato in tre parti e sparso per il mondo in location in cui tutti parlano inglese, è funzione, ma non solo, di un maggiore approfondimento di uno dei protagonisti della serie. Dopo aver fatto praticamente il giro completo nelle scorse puntate, saltando May, adesso tocca ancora a Ward mostrarci un lato più umano di sé, quello che a tratti era emerso nascosto dai muscoli e dal viso d'acciaio nelle scorse puntate e che oggi ci proietta direttamente nel triste passato dell'uomo, con un episodio che ha a che fare con la perdita del fratello.
Entrare in contatto con l'arma aliena significherà dare sfogo alla propria rabbia repressa e ad una serie di emozioni celate nel passato. Il flashback ci mostra un bambino intrappolato in un pozzo mentre chiama a gran voce Grant. Un altro bambino tenta di aiutarlo mentre qualcuno più grande cerca di impedirglielo. Infine la corda verrà calata, ma non ci è dato sapere come si sia conclusa quella vicenda (e soprattutto chi sia davvero Ward in quel flashback, dato che la risposta potrebbe essere meno ovvia di ciò che sembra). Nel presente, dopo aver sconfitto il nemico settimanale e aver "salvato la giornata", Ward rifiuta l'offerta di Skye di "parlare" e preferisce, stando a quanto ci suggerisce la scena, una notte con May. La prossima settimana si scoprirà anche questo arcano.Il resto dell'episodio è nella gradita guest Peter MacNicol (Ghostbusters II, Ally McBeal), presenza simpatica che fa passare in secondo piano la piattezza dei villain settimanali. Solita scena dopo i titoli di coda in cui ancora una volta ci viene ripetuto che Tahiti è un luogo magico. Ciò che cambia è che finalmente possiamo entrare meglio nella situazione tramite gli incubi di Coulson e sentire quella sembra una voce robotica sussurrare la famosa frase.