The Walking Dead vol. 15: Ritrovarsi, la recensione
Il tanto atteso quindicesimo volume di The Walking Dead è finalmente uscito, e l'abbiamo recensito per voi
Caporedattore, ex grafico e illustratore, appassionato di tutto ciò che è narrazione per immagini.
Dopo la battaglia coi predoni e la conseguente invasione dei vaganti, ad Alexandria è tempo di leccarsi le ferite ma anche di razionalizzare. Rick è diviso tra l’assistere Carl-con-un-buco-nella-testa, vittima di una pallottola vagante (pure lei), e i doveri di leader della cittadina. Per la prima volta dopo qualche tempo c’è infatti un po’ di respiro e l’occasione di progettare un futuro sereno tra mura più resistenti e fossati. Con qualche lavoro ben fatto, il giusto addestramento e molta fortuna si potrà tirare a campare per i prossimi vent’anni. Sempre che le minacce non crescano in seno alla comunità.…Stavo ignorando la cosa più importante del vivere in questo mondo. La collettività.
Come i migliori noir, il quindicesimo volume di The Walking Dead regala una piccola luce a cui affezionarsi pur sapendo che sarà presto annichilita da una nuova forma di buio. Proprio come i personaggi tridimensionali delineati dal fine psicologo Kirkman, non possiamo fare a meno di sperare in Rick, calato nei panni del governatore illuminato di questa “Woodbury alternativa” (più simile a quella del serial tv, a dire il vero).È strano che all’improvviso ci sia lui al comando.
Funzionerà.
La serie non è nuova a clamorosi depistaggi e questo rende la lettura ansiogena anche nelle scene più innocue: quelle, per intenderci, dove non viene fatto a pezzi nessuno ma avvengono crolli emotivi ed esplosioni di rabbia incontrollate. Il mondo là fuori di TWD è ormai talmente consolidato nelle nostre menti da poterlo percepire come un sottofondo costante durante la lettura: lo sentiamo premere sulle barricate, bramoso degli ultimi pezzi sani dei nostri cari personaggi, temporaneamente occupati a psicanalizzarsi.
Il blocco di storie che compone Ritrovarsi permette a Kirkman di fare il punto della situazione e tornare a tessere la ragnatela di rapporti umani che da sempre è la vera forza della serie, caratteristica che forse era venuta meno nella manciata di storie precedenti. Se proprio vogliamo trovare delle falle in questo volume, possiamo prendercela con Charlie Adlard che, non mollando mai il tavolo da disegno nemmeno per un episodio, non può dare il meglio di sé. Intendiamoci, la sua narrazione è sempre ottimale e il suo storytelling limpido, ma se paragoniamo la sua produzione attuale con quella dei primi volumi, le sue tavole risultano prive di un qualunque guizzo artistico, il più delle volte abbozzate e dagli sfondi sacrificati.