The Specials, la recensione
The Specials è un film sì sulla dignità, ma che nella sua forma e approccio è esso stesso dignitoso. Nakache e Toledano vanno infatti sempre a togliere, non scadendo mai nel commovente a tutti costi.
I due registi compiono infatti una precisa scelta di campo, anzi scelgono un particolare campo di battaglia: parlare della difficile integrazione delle onlus non professionistiche all’apparato assistenziale statale, che a queste associazioni si rivolge per sbarazzarsi dei casi più difficili, inseguendole però al contempo per la loro irregolarità. The Specials è infatti il quadro vivo della quotidianità di una di queste associazioni: tra assistenza, terapia e instradamento al mondo del lavoro, i responsabili Bruno (Vincent Cassel) e Malik (Reda Kateb) si muovono tra mille difficoltà, dovendo al contempo tenere dietro ai malati ma anche agli educatori, ragazzi presi da quartieri problematici a cui viene data una possibilità lavorativa. Uno ebreo, l’altro musulmano, i due protagonisti dedicano giorno e notte al lavoro: ma su di loro incombe presto l’ispezione e l’imminente chiusura della struttura.
The Specials è un film sì sulla dignità, ma che nella sua forma e approccio è esso stesso dignitoso. Nakache e Toledano vanno infatti sempre a togliere, non scadendo mai nel commovente a tutti costi: se il momento è drammatico in sé lasciano respirare la scena, lasciando agli attori (molti non professionisti, ma incredibilmente naturali, realistici, come spesso nei film francesi sociali/di denuncia) lo spazio per vivere la situazione con i loro tempi, la loro espressività. All’opposto, nelle scene più tranquille e quotidiane ecco che si va a sottolineare la bellezza dei diversi caratteri dei personaggi, tramite la musica o una regia più dichiarata, atta a seguire con più insistenza la particolarità commovente di un gesto affettuoso o di una parola sincera.The Specials non vuole essere un film politico o militante, ma è innegabile che per la sua stessa storia, al di là della sua capacità espressiva, smuove parecchi interrogativi su un certo stato di cose. In una Parigi sempre periferica (di cui viene negata in modo assoluto ogni riferimento da cartolina), praticamente anonima, non si può non vedere nel film una condizione che va ben oltre i luoghi in cui è ambientato.