Shadowhunters 1x05, "Moo shu da asporto" - La recensione
Shadowhunters prosegue la sua incontrastata parabola discendente con un episodio verboso e di fumosa sinossi
Ma state tranquilli, c'è nuova materia di discussione in questo per nulla appassionante appuntamento fisso del mercoledì di Netflix: la malcelata cotta di Alec (Matthew Daddario) per l'uomo a braccia conserte, alias Jace (Dominic Sherwood). Certo, forse un approfondimento sulla faida dei lupi mannari e la scoperta della licantropia del buon wannabe patrigno di Clary, Luke (Isaiah Mustafa), avrebbero costituito un elemento più utile al proseguio della storia, ma perché togliere attenzione alle schermaglie semi-amorose tra i protagonisti? Se c'è una cosa che abbiamo appreso nelle precedenti puntate di Shadowhunters, infatti, è proprio che le chiacchiere vincono sempre sull'azione, e la serie si dimostra quantomeno coerente con la verbosità palesata sin dal proprio esordio. Spezziamo una lancia a favore dello sviluppo del personaggio di Alec, che a suon di batoste friendzonanti viene tratteggiato in modo vagamente meno rozzo del resto dei suoi compagni, anche se il neonato interesse di Magnus (Harry Shum Jr) sembra già destinato a una trattazione superficiale quanto macchinosa.
Se l'espressività totalmente randomica di Katherine McNamara è ormai divenuta materia d'interesse quasi scientifico, il resto della ciurma d'attori non se la cava poi tanto meglio, a partire da un Dominic Sherwood comprensibilmente perplesso, la cui espressione di vago disgusto sembra accrescersi col procedere degli episodi. E come biasimarlo? Parallelamente delude anche Alberto Rosende, ormai ingabbiato in una macchietta nerd che appiattisce il potenziale del personaggio di Simon, in gran parte a causa di uno script approssimativo e confuso. È divenuto vampiro? O è forse in atto in lui una lenta metamorfosi? Difficile dare una risposta, come difficile è capire perché arco e frecce si materializzino dal nulla addosso ad Alec. In uno show che ha fatto del didascalismo una delle proprie caratteristiche primarie, ci aspetteremmo qualche indizio in più.Inutile, tuttavia, avanzare pretese nei confronti di una serie che inanella con puntualità esemplare delusione dopo delusione; meglio ormai attenersi a una placida contemplazione, accettando di buon grado le rare note positive in un panorama di inedita desolazione.