Recensione - Dragon Age: Inquisition
La nostra prova di Dragon Age: Inquisition, primo della serie ad arrivare su console di nuova generazione
Il gioco prende le mosse dalla conclusione di Dragon Age 2: lo scontro fra Templari e Maghi ha ormai raggiunto il punto di non ritorno e, come se non bastasse, un misterioso portale si è aperto nel cielo, permettendo ai demoni di invadere piuttosto facilmente i reami umani ed elfici. Inutile dire che questa nuova minaccia richiederà l’ascesa di un nuovo eroe, pronto a lottare per riportare l’equilibrio.
[caption id="attachment_131548" align="aligncenter" width="600"]
Bioware, scottata dalle tante critiche agli ultimi due Mass Effect e, soprattutto, desiderosa di segnare il passo rispetto al deludente Dragon Age 2, con Inquisition ha deciso di ripartire dalle basi. Il nuovo capitolo della serie, infatti, è un gioco di ruolo nel senso più puro del termine, ci sono gli inventari, le tabelle con decine di statistiche, il party da gestire e, soprattutto, un mondo di gioco tanto vasto quanto profondo. La svolta open world imposta alla saga, infatti, si unisce a una quantità di materiali, approfondimenti e mitologie che, da sole, basterebbero per almeno due o tre titoli. Solo Skyrim, per citare un titolo recente, può essere paragonato a Dragon Age: Inquisition per profondità e dettaglio dell’ambientazione. Possiamo perdere ore a discutere con i
"Il nuovo capitolo della serie, infatti, è un gioco di ruolo nel senso più puro del termine"nostri compagni d’avventura riguardo antichissime leggende, oppure scoprire tutti i dettagli architettonici dei castelli o le particolarità geografiche dei boschi. Inquisition non è un gioco da una botta e via, richiede impegno, sessioni prolungate e, soprattutto, una certa capacità di mantenere alta la soglia d’attenzione. La trama, infatti, cambia a ogni nostra scelta e, soprattutto, Bioware è riuscita a costruire una dinamica di gioco per cui la nostra avventura si lega, in maniera plausibile, a eventi molto più grandi di noi. Decidendo come affrontare dispute commerciali, o pianificando una battaglia l’intero gioco cambierà e le nostre prese di posizione, così come gli errori strategici, andanno a influre pesantemente sul finale della nostra avventura. Non si tratta di semplici scelte morali e del decidere riguardo la sopravvivenza di qualche comprimario; Bioware ha voluto farci sentire parte di un mondo dinamico e percorso da enormi tensioni. Siamo gli eroi, è vero, ma non siamo dei deus ex machina capaci, da soli, di reggere i destini del mondo. Questo cambio di prospettiva innova profondamente le dinamiche da gioco di ruolo classico e regala a Inquisition la sua unicità più profonda, facendolo emergere dalla caterva di stanchi epigoni di Elder Scrolls che si trovano sugli scaffali.[caption id="attachment_132148" align="aligncenter" width="600"] Dragon Age: Inquisition - screenshot[/caption]
Il lavoro di Bioware, insomma, rappresenta il primo, vero, tentativo di portare i GDR a un nuovo livello, unendo grandi qualità narrative alle potenzialità di un mondo di gioco dinamico e reattivo. L’unica pecca del titolo, purtroppo, risiede nel comparto tecnico: il motore Frostbite si conferma solido ma, al tempo stesso, molto difficile da domare. Bug grafici, incastri di poligoni e qualche piccolo rallentamento infestano l’intera produzione ed EA è già dovuta correre ai ripari con alcune patch correttive. Date le dimensioni del gioco, però, si tratta di problematiche ampiamente scusabili, calcolando soprattutto che si tratta dell’esordio di Bioware su Xbox One e Playstation 4.