La crociata degli innocenti, la recensione
L'elemento più affascinante de La crociata degli innocenti è l'odio provato dai protagonisti verso il mondo adulto, che loro conoscono principalmente per le ingiustizie e le vessazioni subite
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.
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L'elemento più affascinante del fumetto è l'odio provato dai protagonisti verso il mondo adulto, che loro conoscono principalmente per le ingiustizie e le vessazioni subite; per questo chi è considerato troppo cresciuto viene considerato "impuro" e non può partecipare alla crociata, perciò assistiamo a scene nelle quali i ragazzi cercano di nascondere i propri peli o alcune ragazze negano di avere già il ciclo mestruale. È una cerchia dell'infanzia ristretta, ostile verso l'esterno per motivi più che comprensibili, in grado di dare vita a un microcosmo simile ai Bimbi Sperduti dell'Isola che non c'è, o ai protagonisti di opere come Stand By Me e La terra dei figli. È affascinante vedere questo tipo di narrazione applicato a un contesto medioevale, dove comunque i ragazzini parlano in modo estremamente schietto e si divertono a fare pernacchie con le ascelle.
Le tavole della Cruchaudet hanno disegni aspri ma comunque adatti per trasmettere l'ideologia pura e sincera che muove i bambini protagonisti; i colori desaturati contribuiscono ad ammantare il racconto di freddo e paura, con un'unica illustrazione nella quale un blu acceso sottolinea il momento di massima speranza dei protagonisti. La conclusione può risultare un po' troppo brusco per il lettore: concedendo maggiore spazio all'epilogo si sarebbe potuto riflettere in modo più efficace sull'impatto della religione e sull'importanza dell'educazione per i bambini, mentre così si ha "solo" una potente immagine finale che sottolinea il valore della narrazione, in un'epoca dove questa veniva trasmessa principalmente per via orale.