Girls 3: la recensione della doppia premiere
Girls ritorna con un doppio episodio per l'inizio della terza stagione, e sembra che nulla sia cambiato
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Il centro narrativo di queste due puntate che vanno a braccetto è il segreto percorso di riabilitazione intrapreso da Jessa. Forzata a questa esperienza, un po' ribelle, rimane un personaggio che forse ha vissuto fin troppe esperienze senza la capacità di decodificarle e assorbirle. Il suo rapporto con gli altri rimane intrappolato nel solito sistema di provocazione, rifiuto e insoddisfazione. La stessa che tutto sommato accomuna Hannah, Shoshanna e Marnie, sempre uguali a loro stesse, sempre senza un baricentro fisso. Ancora una volta lo sguardo della Dunham, che come per gli altri anni è regista dei primi due episodi, focalizzato sui corpi, sulle parole, sui riferimenti da capire.
Si ride ovviamente, come quando all'inizio della seconda puntata Adam colpisce con un pugno lo stereo interrompendo Hannah e Shosh che cantavano i Maroon 5, o come quando Hannah interagisce, anche ponendo domande, con uno psicologo. Eccola la nostra protagonista, o nuda o vestita in modi fuori dal comune, a piangersi addosso o a vantarsi non si sa bene per cosa. Girls rimane uno show sulla superficialità, eppure non è uno show superficiale. La Dunham deve avere una grande forza d'animo e soprattutto una grande consapevolezza per gestire questo corpo narrativo senza cedere all'autoindulgenza, senza cedere al riscatto, anche parziale, delle proprie protagoniste, senza mai riportare tutto alla vaga e insipida moraletta.Che poi giri su se stessa, che ripeta sempre gli stessi schemi e situazioni bloccando l'evoluzione dei propri personaggi è anche vero, ma almeno si tratta di una condizione coerente con le tristi premesse della serie.