Ducktales (seconda stagione): la recensione
Alla seconda stagione, Ducktales moltiplica le possibilità, i personaggi, i riferimenti, in un grande e avvincente omaggio alla tradizione
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Alla seconda stagione, Ducktales tiene davvero fede al proprio nome e diventa una storia ancora più grande. Soprattutto, si emancipa quel tanto che basta dal confronto con l'amatissima serie originale per andare a diventare un grande calderone di possibilità per i paperi e non solo. Non è più, allora, solo la raccolta delle avventure di Zio Paperone e dei nipotini in giro per il mondo a caccia di tesori, ma un grande omaggio irrinunciabile a una certa animazione seriale disneyana degli anni '90, capace di accogliere al suo interno quanti più riferimenti possibili. Come se non bastasse, continua a mantenere un cuore forte e dei personaggi ben definiti, con alcune punte emotive decisamente inaspettate.
La prima stagione si era conclusa con lo svelamento delle sorti di Della Duck, la mamma di Qui, Quo e Qua. Intrappolata sulla Luna, in cerca di un modo per tornare a casa. Ci riuscirà? La seconda stagione risponde a questa e ad altre domande, ma nel frattempo continua ad accumulare storie, riferimenti, una piccola mitologia interna simpatica e narrata con intelligenza. Ed è soprattutto sempre più una serie figlia dei nostri tempi, ancorata al nucleo di quella classica, semplice e meravigliosa che fu, ma anche capace di reinventarsi. Una gestione dell'intreccio che passa innanzitutto dalla mancanza di schemi ricorrenti.Se Ducktales è ancora la serie delle avventure di Zio Paperone – e senza dubbio in parte lo è – è anche vero che la le luci si spostano di episodio in episodio su diversi personaggi. A volte divisi, a volte destinati a non apparire nella puntata. Addirittura, perfino i nipotini potrebbero non apparire insieme nello stesso episodio, e questo è davvero dire tanto. Coerentemente con una scrittura dell'animazione che ci ha abituato alla complessità, ogni puntata può avere come protagonista uno dei nipotini, oppure Gaia, o Paperoga, o Cuoredipietra Famedoro, o Robopap. Le possibilità sono molte e destinate ad aumentare.
Ducktales allarga l'intreccio, si espande in più direzioni, assorbe come una spugna tutte le possibilità. La sua è una nostalgia integrata nella grande storia della serie, riveduta e aggiustata per l'occasione. È emblematico il caso di Darkwing Duck. Nella prima stagione la serie era presente, ma in questo universo era solo uno show per la tv di cui Jet è un grande fan. In un episodio di grande intelligenza, Ducktales torna su quell'informazione, non la nega, ma ci lavora sopra e costruisce una bella e soddisfacente storia di origini. Ora Darkwing Duck è una nuova carta che si aggiunge al mazzo dei protagonisti.È un esempio fra tanti della complessità di scrittura che oggi potrebbe essere data per scontata, ma che non lo è, soprattutto nel confronto con il passato. A ricordarcelo c'è ad esempio il bellissimo episodio Whatever Happened to Della Duck, che ci racconta a tappe forzate e incalzanti dieci anni di sopravvivenza sulla Luna della mamma di Qui, Quo e Qua. È un episodio che anche solo per struttura e soggetto discende chiaramente da The Other 48 Days di Lost (idea già ripresa in 4,722 Hours di Agents of SHIELD). È tanto, e comunque non è tutto, se consideriamo che tra leggerezza e serietà la serie inserisce riferimenti a Talespin, In viaggio con Pippo, Carl Barks, Don Rosa, addirittura il tema lunare del videogioco.
In questo gioco di accumulazione che diverte la serie e gli spettatori, Ducktales gestisce le stagioni quasi come fossero fasi dell'universo Marvel. Ha l'episodio che consolida i personaggi storici e quello speciale che ne introduce di nuovi. Tutti pronti a fare squadra contro la minaccia stagionale in una riunione che, complici Robopap e Darkwing Duck (senza dimenticare Lena), potrebbe ricordare quella di uno squadrone di supereroi.