Agents of SHIELD 4x17 "Identity and Change": la recensione
Continua l'avventura nella realtà da incubo dell'Hydra, nell'episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. intitolato Identity and Change
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Evidentemente siamo ancora nella fase più drammatica della storia, quella in cui il sapore della scoperta si mischia all'incredulità di fronte ai comportamenti dei vecchi compagni. Su tutti svetta senza dubbio Fitz. Il momento capitale dell'episodio, la scelta tra il bianco e il nero, cade sulle sue spalle, e sono gli occhi pieni di lacrime di Simmons a raccontarci l'esito tragico del momento. Nel luogo – di ovvia ispirazione omerica – di Ogygia, Radcliffe viene raggiunto nella sua prigione dorata da Simmons e gli altri.
Per un attimo sembra la classica missione dello S.H.I.E.L.D., ricostituito per l'occasione, se non fosse per differenze troppo marcate per non essere notate. Ward innanzitutto, ancora una volta dalla parte dei buoni. Fa piacere rivederlo, ma questa non è la sua storia e non è il suo punto di vista. Nel momento in cui sappiamo che in realtà non esiste, non siamo troppo coinvolti nel rivederlo in azione dalla parte dei buoni. Funziona molto meglio allora Coulson, con il pacifico adagiarsi della personalità, del modo di parlare e di agire dell'uomo alla figura che è sempre stata. Rimane sempre simile l'indole di May, una tutta d'un pezzo nello S.H.I.E.L.D., quindi figuriamoci nell'Hydra. Cambiano le motivazioni alla base, paura di soffrire nel primo caso, spietatezza in questo.Ritroviamo Mack, con una figlia, e funziona bene il momento in cui viene costretto al tradimento – che per lui non è tale – di Daisy. Con il rientro in gioco di Mace, la squadra è sempre più al completo. La più grande incognita allora a questo punto è Fitz, che sembra aver attraversato il punto di non ritorno spinto verso la rovina da Madame Hydra. E ci sarà tempo anche per un confronto tra Aida e Radcliffe, con la creatura pienamente consapevole di ciò che sta facendo (era questione di tempo) e lo scienziato pentito che non imparerà mai la lezione, ma che in fondo non riusciamo ad odiare.