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La tossicità dietro le risate: su Prime Video, c'è una serie che svela il lato oscuro delle sit-com

Kevin Can F Himself decostruisce le sitcom americane rivelando la tossicità nascosta dietro le risate. Analisi della serie AMC con Annie Murphy.

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Esistono opere che non si limitano a intrattenere, ma che scardinano le fondamenta stesse del genere a cui appartengono. Kevin Can F Himself, su Prime Viideo, con Annie Murphy nei panni di Allison Devine McRoberts non è semplicemente un'altra dark comedy: è un esperimento narrativo audace che smonta pezzo per pezzo l'architettura della sit-com tradizionale americana, rivelando la tossicità nascosta dietro le risate in scatola e i set illuminati a giorno.

Allison è sposata con Kevin McRoberts, interpretato da Eric Petersen, l'ennesima incarnazione del marito goffo, immaturo e egocentrico che popola decenni di commedie televisive. Ma qui sta il colpo di genio: tutte le scene in cui compare Kevin sono girate come una classica sitcom multi-camera, con luci brillanti, battute prevedibili e quella colonna sonora di risate pre-registrate che conosciamo fin troppo bene. Quando Kevin esce di scena, però, l'estetica cambia radicalmente. L'immagine si fa cupa, cinematografica, realistica. Le risate scompaiono. E quello che emerge è la realtà brutale di una donna intrappolata in un matrimonio che la sta distruggendo.

Kevin Can F Himself ti costringe a vedere cosa succede quando spegni le luci del palcoscenico, quando il pubblico smette di ridere, quando la moglie diventa finalmente il centro della narrazione invece di rimanere una macchietta funzionale alle gag del protagonista maschile. La serie prende di mira stereotipi che la televisione americana ha perpetuato per decenni, da The King of Queens a Everybody Loves Raymond, fino al più recente Kevin Can Wait. Quest'ultima, tra l'altro, ha ispirato direttamente il titolo provocatorio dello show: la sitcom CBS con Kevin James aveva fatto scalpore eliminando il personaggio di Donna Hayes per far posto a Leah Remini nella seconda stagione, trattando di fatto la protagonista femminile come un elemento sostituibile dello show. Un sintomo perfetto di quella mentalità che Kevin Can F Himself intende demolire.

Kevin non è un mostro consapevole. È semplicemente un uomo che vive in un universo che crede ruoti attorno a lui, ignaro che sua moglie sta lottando per sopravvivere, per ritrovare se stessa dopo anni passati a soffocare la propria identità. La serie mostra con lucidità chirurgica come certi comportamenti, normalizzati dalle convenzioni narrative della sitcom, siano in realtà forme di controllo e abuso emotivo. Kevin sembra innocuo, persino simpatico nella sua stupidità, ma solo perché lo guardiamo attraverso il filtro deformante della commedia televisiva.

La serie AMC ha corso per sole due stagioni prima di concludersi, una scelta che alcuni fan hanno contestato ma che, a conti fatti, sembra coerente con la visione degli autori. Kevin Can F Himself non aveva bisogno di dilungarsi: aveva un messaggio preciso da comunicare e lo ha fatto con una chiarezza cristallina. Il suo impatto va oltre le valutazioni critiche, peraltro eccellenti, con un punteggio di 9 su 10 che riflette l'apprezzamento per un progetto così coraggioso.

Quello che la serie lascia in eredità è una lente critica attraverso cui rileggere decenni di televisione. Non si tratta di demonizzare le sitcom o di negare il loro valore intrattenertivoNumerose commedie hanno portato gioia e conforto a milioni di spettatori. Ma Kevin Can F Himself ci ricorda che le storie che scegliamo di raccontare, il modo in cui le raccontiamo, hanno conseguenze. Normalizzano comportamenti, rinforzano stereotipi di genere, definiscono cosa sia accettabile nelle relazioni.

Guardare Kevin Can F Himself significa attraversare uno specchio. Da un lato c'è il mondo confortevole e prevedibile delle sitcom che abbiamo amato per anni. Dall'altro, una realtà più complessa e disturbante, dove i ruoli di genere rigidi e gli archetipi televisivi rivelano la loro natura problematica. Non è un'esperienza sempre piacevole, ma è necessaria. E una volta visto cosa si nasconde dietro quelle risate registrate, non si può più tornare indietro.

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