Abbiamo visto i primi sette episodi di Jessica Jones: la nostra recensione!
Dopo Daredevil, con Jessica Jones Marvel e Netflix continuano a raccontare il loro noir metropolitano: la recensione dei primi sette episodi
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Jessica Jones, antieroina non nel senso classico del termine, ribalta l'idea di racconto di origini che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni e che ormai è entrato tra gli elementi principali del genere. Non l'inizio, non la scoperta, non la presa di coscienza di sé, dei propri poteri, delle proprie responsabilità alla luce di un grandioso ideale di giustizia che si manifesta. Al suo posto il duro scontro con la realtà, già una fase di declino e tramonto per chi, in un clima di grandi cambiamenti per l'umanità, vorrebbe farne parte e invece finisce per bere il calice più amaro, per sperimentare il lato più torbido e spregevolmente "umano" del male, così estraneo alle motivazioni vaghe e distruttive dei classici villain del MCU.
Jessica Jones, antieroina non nel senso classico del termine, ribalta l'idea di racconto di origini che abbiamo imparato a conoscereJessica Jones quindi come investigatrice privata, ricacciata da un'improvvisa apparizione dal passato – quella della nemesi Kilgrave – in un mondo dal quale era riuscita a fuggire. Jessica Jones come Philip Marlowe, così distaccata, sarcastica, rigida proprio perché, nonostante le sue doti eccezionali, il suo spirito è spezzato e la sua mente è fragile e indifesa di fronte al ricordo del male che le è stato fatto. Jessica Jones che non cela se stessa attraverso una maschera o un casco, ma che ha imparato a nascondere la propria vera identità in modi più sottili e umani, unica soluzione per chi non teme di veder esposto il proprio corpo, ma le proprie insicurezze.Come in Daredevil, la Marvel è attenta a tenere in piedi i suoi universi senza farli collidere l'uno nell'altro, unico modo per non far crollare la coerenza del tutto. D'altra parte è chiara fin da subito l'idea di costruire un'alternativa, stilistica oltre che narrativa, a ciò che sul grande schermo è stato narrato fin dal 2008. Daredevil e Jessica Jones condividono la stessa ombra e, pur senza quella ricercatezza nel visual style che aveva caratterizzato la serie di Steven DeKnight, fin da subito è chiaro che stiamo parlando dello stesso universo. Come noto da mesi poi, nella serie fa la sua apparizione anche Luke Cage, altro passo verso la costruzione di questa mitologia nella mitologia (l'altra serie prevista è Iron Fist).
E se non tutte le storyline avranno lo stesso impatto e la stessa forza e se, in attesa di chiarimenti, alcune coincidenze nella storia appaiono troppo forzate, al tempo stesso il nucleo centrale della trama rimane saldo, coinvolgente e ben definito. Come ormai da tradizione Netflix, la natura episodica lascia il tempo che trova, gli eventi scivolano tra le puntate senza una rigida soluzione di continuità, tutto è in funzione del grande racconto e del percorso dei personaggi. Krysten Ritter e David Tennant sono perfetti nei ruoli, la prima in grado di interpretare le mille sfaccettature e i fantasmi del proprio personaggio, il secondo dotato di una diabolica presenza scenica, sempre moderata, sempre tenuta a freno nei momenti in cui appare, eppure proprio per questo così inquietante.Rimane la prima parte di un'esperienza televisiva in cui il "dark" tanto sbandierato non è una semplice dichiarazione d'intenti o una vaga impronta stilistica. Una serie sporca perché calata in uno scenario molto lontano da quello dei supereroi e più da poliziesco e noir metropolitano, fatta di brusche rotture, porte infrante, pessime decisioni che portano a pessime conclusioni.