Dampyr 202: Nel mondo dei maestri, la recensione
Con Dampyr 202: "Nel mondo dei maestri" ci spostiamo nella familiare dimensione trovata da Draka
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Qui il padre di Harlan si è costruito una famiglia con la splendida Hyanis, da cui ha avuto anche un figlio, il piccolo Arach, che non è un dampyr e quindi una minaccia per i Maestri della Notte. Insieme alla madre è ora in grave pericolo perché sono loro, insieme al Figlio del Diavolo, i veri obbiettivi di Lord Marsden. Grazie alle complesse macchinazioni che hanno impegnato i protagonisti in Medio Oriente (nel numero 200) e i loro compagni a Londra (nel 201° albo), aiutato da un profondo conoscitore del Multiverso come Sho-Huan, il mortale avversario è ora pronto ad assaporare la propria vendetta.
La trama si riallaccia alla prima apparizione dei mutaforma alati e al numero 100, Il re del mondo, e ci racconta di come Draka sia riuscito a salvare Hyanis dalla propria tribù e dal feroce Dvaskar. Torniamo nella sala del trono di Shambala, la leggendaria dimora del Re del Mondo - luogo attraverso il quale, sfruttando le sfasature spazio-temporali, è possibile raggiungere vari luoghi - e ritroviamo le svastiche del sole, chiavi del Multiverso che permettono a chi le possiede di esplorarlo.Il viaggio è angosciante, denso di citazioni e rimandi a punti cardine della continuity di Dampyr. Lo scontro che si svolge nell'inospitale ambientazione, che impariamo a conoscere più nel dettaglio tra le pagine di Nel mondo dei maestri, è quello all'ultimo sangue tra le forze del male e quelle del bene, compresi Erlik Khan e Mirela, un'altra amante (questa volta umana) dell'amico fraterno.
L'ultimo terzo del fumetto lascia letteralmente con il fiato sospeso per le sorti di alcuni personaggi chiave, a prescindere da quale fazione appartengano. La spettacolarità della sceneggiatura di Mauro Boselli esplode grazie all'arte di Alessandro Bocci, superbo sotto ogni aspetto: incantevoli sono le sue figure femminili, provocanti e sensuali le mutaforma alate; l'energia e la dinamicità prorompente che riesce esprime nei soggetti e nelle scene sono fondamentali per esaltarne la regia e la veracità.